QUADRO DELLE RETI

La cessione delle reti presenta delle specificità, in particolare quando sono organizzate in franchising.

Una succursale è proprietaria di attività commerciali. Ognuno di questi fondi commerciali, vale a dire tanto quanto il marchio ha punti vendita, ha un valore patrimoniale. L’avviamento valorizza quindi l’attivo del bilancio della succursale. Possono fungere da pegno speciale per i creditori del proprietario del fondo che possono iscrivere su tali beni pegni di avviamento. Sono quindi una formidabile leva per ottenere credito, i fondi hanno oggi elevati valori patrimoniali legati, legati al prezzo elevato dei passi delle porte. Il diritto francese dei contratti di locazione, creando un diritto del locatario al rinnovo, ha infatti contribuito a rendere patrimoniali i contratti di locazione commerciale.

Inoltre, ogni punto vendita è gestito direttamente dal suo proprietario, o indirettamente tramite contratti di locazione gestionale: i risultati di ogni punto vendita contribuiscono quindi interamente al risultato del gruppo distributivo. In questo modo il succursalista dispone in linea di principio di cash flow consistenti.

L’affiliante è da parte sua solo creditore di obbligazioni nei confronti degli affiliati legati alla sua rete ai sensi di un contratto di franchising. Il valore della sua azienda si basa quindi in gran parte, oltre che sul valore del Marchio e del know-how, sulla qualità del suo contratto di franchising e sulle sue caratteristiche: durata, maturità, condizioni di rinnovo, padronanza del know-how, livello di controllo degli Affiliati e delle loro sedi, condizioni di cessione.

Il franchisee essendo proprietario del suo fondo commerciale, lo sfrutta a suo rischio e pericolo e ne comprende solo il risultato operativo. L’affiliante percepisce quindi solo canoni di esercizio, calcolati sul fatturato dell’affiliato, che servono a finanziare l’animazione e il controllo della rete e sui quali il margine dell’affiliante è in linea di principio limitato. I cash flow di un franchisor sono quindi spesso più limitati di quelli di un affiliato, il che è ancora più vero nei franchising diversi dai franchising di distribuzione, che beneficiano di ampi volumi di margini grazie ai prodotti forniti alla rete che costituisce un cliente vincolato.

Ne consegue che l’acquirente che entra nel capitale di un franchisor acquisisce dapprima diritti su beni immateriali: marchio e know-how, tra cui contratti di franchising.

L’attenzione rivolta a ciascuno di questi punti è quindi determinante:

  • per l’affiliante che deve prepararsi affinché tali attivi presentino tutte le qualità di consistenza e di sicurezza attese dall’investitore e da cui dipende il valore della sua impresa;
  • per l’acquirente che deve assicurarsi del valore delle sue attività e garantire un investimento, giustificando poi con i propri azionisti i risultati dell’acquisizione di una partecipazione in termini di redditività del capitale investito.

Franchisor e acquirenti devono affrontare tre problematiche specifiche:

  • Come valutare il Marchio del franchisor e il suo know-how?
  • Come valutare la qualità del contratto di franchising e il livello del rischio giuridico legato alla formazione e all’esecuzione del contratto di franchising nella rete?
  • Come valutare la qualità del sapere franchising della società che apre il suo capitale: sviluppo, animazione, controllo, comunicazione?

Lo studio ha sviluppato una particolare competenza nell’assistenza ai venditori e agli acquirenti di reti di franchising.
L’Avv. Jean-Baptiste GOUACHE ha redatto una tesi professionale sul tema del finanziamento in capitale delle reti di franchising, che ha ricevuto il premio per la migliore tesi professionale dall’ESC ROUEN nel 2006.

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