Un articolo rivolto a un concorrente può caratterizzare una pratica commerciale ingannevole

È a questa domanda che ha appena risposto la Corte d’appello di Parigi, in una sentenza pronunciata il 14 marzo 2025 (RG n. 22/16356), nell’ambito di una controversia tra la società La Capsule, e le società La Loco e Le Wagon, concorrenti nel settore della formazione in codifica informatica.

La suddetta controversia ha avuto origine dalla pubblicazione di un articolo anonimo che criticava i corsi di formazione offerti da Le Wagon. Avendo identificato i dirigenti della Capsula come titolari del nome di dominio del sito web sul quale l’articolo controverso era stato pubblicato sotto forma di testimonianza di una persona che si presentava come un ex studente, la società emittente aveva chiesto la cancellazione dell’articolo al suo concorrente, cosa alla quale era stato acconsentito, e un risarcimento per il danno subito, richiesta alla quale non era stato dato seguito.

Le Wagon e La Loco avevano adito il Tribunale Commerciale di Parigi, che aveva emesso una sentenza il 9 settembre 2022, in base alla quale aveva giudicato La Capsule colpevole di PRATICHE COMMERCIALI SLEALI, vietandole di ripubblicare l’articolo controverso intitolato senza eliminarne le informazioni false, e condannandola alla somma di 10.000 euro a titolo di risarcimento del danno subito.

La società La Capsule ha quindi impugnato tale sentenza.

La Corte d’Appello ha confermato in parte la decisione del Tribunale Commerciale di Parigi, pur smentendola su alcuni aspetti.

La Corte ha ritenuto che la pubblicazione di un articolo anonimo contenente informazioni false sulle formazioni di Le Wagon, senza identificare la persona per la quale è stata effettuata tale pubblicazione, costituisse una pratica commerciale sleale e ingannevole. Rileva: “  Risulta quindi che, come giustamente sostenuto dalle società convenute, la pubblicazione in questione non contiene gli elementi necessari che identificano La Capsule come la persona per conto della quale è stato pubblicato l’articolo “Geekupyourlife”, e ciò in violazione delle disposizioni dell’articolo L. 121-2 3° che prevede “Una pratica commerciale è ingannevole se commessa in una delle seguenti circostanze: 3° Quando la persona per conto della quale è attuata non è chiaramente identificabile.

La Corte ritiene inoltre che le informazioni false riportate nell’articolo: “ccome gravi inconvenienti hanno la conseguenza di indurre in errore il consumatore sulle caratteristiche essenziali della formazione alla codifica informatica impartita dalle convenute. La società La Capsule si è in tal modo resa colpevole di pratica commerciale ingannevole ai sensi dell’articolo L. 121-2, 2° b) ».

La Corte ha ritenuto che La Capsule avesse commesso atti di concorrenza sleale cercando di distogliere la clientela dai suoi concorrenti attraverso questo articolo, rilevando che: “la società appellante ha commesso atti di concorrenza sleale a scapito delle società Le Wagon e La Loco, volendo deviare questa clientela, interessata a formazioni concorrenti, verso la propria formazione ma senza fornirle elementi oggettivi che le permettano di fare la sua scelta. Le società Le Wagon e La Loco hanno quindi subito un danno economico e di immagine legato alle azioni scorrette della società La Capsule. »

Sulla valutazione del danno, la Corte rileva la pertinenza della metodologia utilizzata, che riprende il numero di visite all’articolo, il tasso di conversione rilevato tra le letture e le candidature, ma applica uno sconto limitando il danno al 40% della valutazione stimata.

Questa decisione sottolinea l’importanza della lealtà e della trasparenza nelle pratiche commerciali e ricorda che la diffusione di informazioni false o fuorvianti sui concorrenti può essere costitutiva di pratiche commerciali sleali e di atti di concorrenza sleale.

Guillaume Gouachon

Avvocato associato

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