contrat de franchise

Il candidato deve essere informato di alcuni eventi successivi alla consegna del DIP

La trasmissione di un DIP conforme al codice di commercio non esclude il rischio di un vizio del consenso dell'affiliato. È opportuno portare a conoscenza del candidato anche gli eventi successivi alla consegna del DIP, se possono influenzare la decisione del candidato.

La trasmissione di un DIP conforme al codice di commercio non esclude il rischio di un vizio del consenso dell'affiliato. È opportuno portare a conoscenza del candidato anche gli eventi successivi alla consegna del DIP, se possono influenzare la decisione del candidato.

La trasmissione di un DIP conforme al codice di commercio non esclude il rischio di un vizio del consenso dell’affiliato. È opportuno portare a conoscenza del candidato anche gli eventi successivi alla consegna del DIP, se possono influenzare la decisione del candidato.

L’articolo L330-3 del codice di commercio stabilisce che “Chiunque metta a disposizione di un’altra persona un nome commerciale, un marchio o un’insegna, esigendo da essa un impegno di esclusività o di quasi esclusività per l’esercizio della sua attività, è tenuto, prima della firma di qualsiasi contratto concluso nell’interesse comune di entrambe le parti, a fornire all’altra parte un documento che fornisca informazioni sincere, che le permetta di impegnarsi con cognizione di causa.”

L’articolo R330-1 del codice di commercio precisa che tale documento deve contenere una presentazione della rete, che comprenda: “c) il numero di imprese che, essendo legate alla rete da contratti della stessa natura di quello di cui si prevede la conclusione, hanno cessato di far parte della rete nel corso dell’anno precedente quello del rilascio del documento. Il documento specifica se il contratto è scaduto o se è stato risolto o annullato”.

In questo caso, due soci di una società in liquidazione hanno citato il franchisor Ucar per annullare il loro contratto di franchising a causa di riluttanza dolosa.

Infatti ritenevano che il franchisor avesse consapevolmente taciuto su informazioni determinanti per il loro consenso, in particolare Procedure concorsuali sopravvenute in rete dopo la consegna del DIP e prima della firma del contratto di franchising, e che se avessero avuto queste informazioni, non avrebbero firmato il contratto.

In appello, la Corte ha ritenuto che il DIP fosse conforme alle disposizioni degli articoli L. 330-3 e R. 330-1 del codice di commercio, in quanto presentava:

  • lo stato generale del mercato del noleggio a breve termine di veicoli in modo sufficiente,
  • il numero di imprese che, nei dodici mesi precedenti, hanno cessato di far parte della rete a causa della scadenza o della risoluzione dei contratti o della cessione dell’avviamento, nonché a causa di una procedura concorsuale,
  • gli investimenti prevedibili prima dell’inizio dell’attività,
  • il fatturato medio per veicolo dichiarato dalle agenzie in franchising,
  • il costo medio mensile della flotta dichiarato dalle agenzie in franchising,
  • e il parco veicoli da finanziare.

Ma questo non era sufficiente per la Corte di Cassazione, che rimprovera alla Corte d’Appello di non aver indagato se la società Ucar non avesse intenzionalmente taciuto sulle Procedure concorsuali avvenuti in rete dopo la consegna del DIP – prima della firma! contratto di franchising e se questa informazione non avesse dissuaso la società Rouen Sud avenir location dal contrarre.

La trasmissione di un DIP conforme al codice di commercio non esclude quindi il rischio di un vizio del consenso del franchisee. Al momento della firma di un contratto di franchising con un candidato, sarà opportuno chiedersi se gli eventi successivi alla consegna del DIP potrebbero influenzare la decisione del candidato e, in caso affermativo, comunicarglieli.

La Corte di Cassazione risponde anche di un altro motivo riguardante la legittimazione ad agire dei ricorrenti, che erano soci della società in liquidazione. Infatti, l’articolo L622-20 del codice di commercio stabilisce che “Il mandatario giudiziario designato dal tribunale ha la sola legittimazione ad agire in nome e nell’interesse collettivo dei creditori”.

Pertanto, in linea di principio, solo il liquidatore può proporre un’azione relativa al danno subito dalla società in liquidazione.

Nel caso di specie, la Cour de cassation contesta alla Cour d’appel di non aver cercato se i danni asseriti non fossero una frazione del danno collettivo subito da tutti i creditori, la cui riparazione rientrava nel monopolio di azione del liquidatore, poiché in questo caso i soci non avevano titolo ad agire individualmente a titolo di risarcimento dei suddetti danni.

Corte di Cassazione, Sezione Commerciale, Finanziaria ed Economica, 26 giugno 2024, n. 23-14.085

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